Nell’atelier del pittore, a
Torino, ci sono tante tele.
Dipinge soprattutto il mare. Lo dipinge,
certo, ma senza onde. Lo dipinge con le parole. Invece della schiuma,
dell’acqua, scrive senza sosta “mare – mare -mare -mare -mare” in un corsivo
semplice, elementare, sistemandole in mille righe. Se ne impossessa con un blu
chiaro, molto chiaro. E non c’è sabbia
quando dipinge il suo mare, solo una distesa di parole, chi lo sa, forse è il
Mediterraneo?
Buttata a mare, fra le parole-onde, una
ragazzina gesticola:
- Presto!
- sembra voglia dire: - Venitemi a salvare!-
Su un altro quadro, invece
incorniciato, una folla di bagnanti, su
una spiaggia dorata (ma sempre mal disegnata) sembra stia correndo: la mischia
vorrebbe uscire dal quadro e gettarsi in mare. Correre verso di lei, rompendo
la cornice, eseguendo lunghe bracciate. Chiudo gli occhi: i bagnanti in fila
indiana, senza tergiversare, vanno verso la ragazzina. La terra è sempre più
lontana. Uno di loro è più rapido, la raggiunge, l’abbraccia. Con un braccio
poderoso la sostiene, con l’altro torna
a riva. La bimba è salva.
Il caso ha ben piazzato le tue
tele, una accanto all’altra, nel bazar dell’atelier del pittore ignaro. La
stanza nel suo disordine ora è illuminata da un raggio di sole dell’estate
appena cominciata.
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